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Marginalità: sentirsi distante, escluso, isolato

MIF ACADEMY

Marginalità: sentirsi distante, escluso, isolato

Se si comprende un fenomeno, 
un problema e lo si analizza 
nelle sue sfaccettature
è più facile trovare le strategie 

e gli strumenti per capirlo, 
affrontarlo e risolverlo.
Non sempre però 

si hanno gli strumenti per farlo
(cit C.V.) 

Chi lavora ogni giorno con il disagio, con i problemi che sembrano non trovare via di scampo per chi li pone, si trova a dover non solo trovare la soluzione ma soprattutto a dare sostegno, ascolto, fiducia a chi, spesso, si sente ai margini, non compreso, non ascoltato da chi di competenza o peggio ancora da nessuno.

Al Consultorio dei diritti MIF, e prima ancora in Arciragazzi ci si è sempre occupati di marginalità, ossia di tutte quelle persone che per loro condizione attuale o sopravvenuta si trovano ai margini della proposta politica, non riconosciuti, a volte semplificati e inesistenti, mi riferisco ai bambini e agli adolescenti a cui spesso vengono non riconosciuti e negati i diritti, alle famiglie tartassate dall’economia dei ricchi, agli anziani dimenticati, gli immigrati rifiutati ed offesi, persone che forse hanno perso il senso di appartenenza al gruppo-Stato.

Non si vuole fare un’analisi dei grandi problemi sociali, ma l’intento è quello di dare informazioni rispetto alla marginalità, strumenti e strategie per conoscerne alcuni aspetti e perché no, spazi di condivisione.

Questo articolo è dedicato a quelle persone, ragazzi, ragazze, adolescenti, giovani, adulti, anziani, che per una propria condizione attuale, transitoria, contingente e particolare si trovano, o per meglio dire, si sentono esclusi, isolati, non compresi, soli, marginali.

Esso è il frutto di una ricerca che mediante schede di osservazione, interviste e colloqui mi ha permesso la rilevazione e la descrizione di alcuni dati relativi ad atteggiamenti osservabili in un comportamento marginale all’interno di piccoli gruppi di studenti in formazione.

Fin da quando arriviamo in questo mondo facciamo parte di piccoli gruppi, la famiglia, la scuola, gli amici il lavoro e in ognuno di essi assumiamo dei ruoli diversi, possiamo essere figli, mariti ,mogli, dipendenti, capi, amici, il ruolo che assumiamo dipende dal gruppo a cui ci riferiamo in quel momento.
E non solo, il ruolo dipende dal comportamento, dal nostro modo di essere, dalle azioni, dalle interazioni, dai rapporti che ognuno riesce ad instaurare con gli altri, e da come permette agli altri di interagire e comunicare con lui.

I ruoli più importanti che si possono riscontrare nei piccoli gruppi sono la leadership che riguarda il sistema di potere, intesa come la capacità di influenzare e gestire il gruppo, la membership (i gregari), che riguarda le persone più o meno attive nel gruppo, più o meno vicine ai leaders, e la marginalità che riguarda una condizione psicologica soggettiva per cui la persona si pone ai margini del gruppo, si sente escluso, rifiutato, trascurato.

Vorrei subito chiarire che i ruoli in un gruppo, sono ad esso strettamente definiti, per cui una persona può essere leader in un gruppo, gregario in un altro, un’altra persona viceversa, può essere marginale in uno e avere un ruolo diverso in un altro. (Niente paura c’è speranza!).

La descrizione che segue del soggetto marginale è tratta sia dalla letteratura sull’argomento (molto scarsa) sia dal risultato delle osservazioni, dai colloqui e dalle interviste a soggetti risultati avere un ruolo marginale in quel gruppo.

Ma come si fa a stabilire all’interno del gruppo scientificamente i ruoli? Oltre all’osservazione dei comportamenti è stato utilizzato una scheda che permette a tutti i membri del gruppo di effettuare delle scelte o dei rifiuti nei confronti degli altri.

Il marginale è chi riceve meno scelte e più rifiuti rispetto agli altri, si colloca ai margini del gruppo non si sente integrato.
Alla base dell’integrazione ci sta un bisogno di scambio, che riconosce l’altro nelle sue diversità, nella sua personalità.
Egli agisce secondo standard di condotta personali, tende all’introversione ed è tacciato di essere asociale. Egli vuole mantenere la distanza dagli altri, tracciando attorno a sé come una sorta di cerchio magico che nessuno può attraversare.

Paradossalmente ciò che egli rifiuta di più è che gli altri lo ignorino, non provino interesse per lui che lo lascino da parte, si sente incompreso. Nei rapporti interpersonali tende a sottomettersi e a lasciare l’iniziativa agli altri per non prendersi la responsabilità, perché convinto di non essere capace, e che gli altri sanno di questa sua incapacità. Aspetta che gli altri lo coinvolgano, è molto ripetitivo. E’ molto statico sia spazialmente, sia nei rapporti interpersonali. Questa sua remissività porta gli altri ad approfittarne, gli impongono le cose, a volte diventa il capro espiatorio del gruppo, e fenomeni di aggressività non sono infrequenti.

Il suo mantra è “io non valgo nulla, nessuno si interessa a me, mi risulta difficile andare verso gli altri, specie dopo che mi hanno rifiutato, ho paura di non essere ascoltato, capito, di essere deriso, rimproverato, disconfermato quindi resto qui, distante ad osservare da lontano”.

Questa breve descrizione non ha l’intento di definire il marginale standard, non esiste, esistono atteggiamenti, modalità diverse di agire e ogni persona è diversa dall’altra, ma una cosa è certa, ciò che definisce un individuo è la sua azione nel gruppo, il suo modo d’esser-ci.

Ognuno può riconoscere la vittima di bullismo, la persona senza fissa dimora, chi non riesce a denunciare una violenza subita, chi rinuncia a lottare ‘tanto non cambia niente’.

Come dicevo all’inizio di questo articolo se conosci un fenomeno, lo affronti e lo risolvi a partire dai dati rilevati, modifichi gli atteggiamenti, cerchi soluzioni. Nella valutazione dei costi e dei benefici convincersi che è meglio risolverli i problemi piuttosto che non affrontarli e aggirarli, è già un passo avanti .

Ma a volte da soli non ce la si può fare, e allora bisogna uscire fuori dal cerchio magico, cambiare gruppo, chiedere aiuto, fuori qualcuno è disponibile ad ascoltare, a cercare insieme nuove prospettive, nuovi orizzonti, nuovi luoghi dove condividere esperienze.


Se stai vivendo, in famiglia, al lavoro, nella tua vita, momenti di solitudine, incomprensione o emarginazione ed hai bisogno di un supporto di base, contatta il CONSULTORIO DEI DIRITTI MIF, troverai un’equipe di professionisti che, gratuitamente, possono darti una mano. Prendi subito un appuntamento telefonicamente al 340 31 91 447 oppure compilando l’apposito FORM ONLINE…trovi tutto cliccando qui

CARMELINA VACCARO – Formatrice, Laurea in Pedagogia (UniPa), Master In “Lifelong Learning- teoria e prassi dell’educazione degli adulti” (UniRoma 3), specializzata in psicomotricità, Volontaria.

Attualmente operatore specializzato servizio Assistente alla comunicazione presso scuole dei  Comuni di Palermo e Bagheria. Ha lavorato per circa un trentennio in
centri di riabilitazione per minori disabili come psicomotricista. Da sempre interessata al sociale e alla formazione  ha fatto parte della cooperativa teatrale socio culturale “I Sicaliani” , e in seguito ha contribuito alla nascita dell’associazione Arciragazzi  Palermo, della quale è stata vicepresidente dal 1991 al 1997. Ha gestito corsi di formazione, nel territorio nazionale per Arci ed Arciragazzi, nelle scuole e per  vari enti pubblici e privati.
Ha collaborato  con l’assessorato politiche sociali, ufficio minori della Regione Campania nella gestione di corsi per la formazione di operatori del volontariato e  terzo
settore, inoltre ha contribuito come esperto coordinatore dei facilitatori, per la costituzione della “Prima  Consulta dei ragazzi e delle ragazze Campane”. 
Ha svolto volontariato nelle  realtà del disagio palermitano fino a coprire tutto l’arco dell’età evolutiva , dalle comunità 0-3 anni ( Ex IPAI, ) fino al IPM “Malaspina” di Palermo (14 -21 anni).

 

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